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domenica 31 marzo 2019

Philip Alston (Onu): l'attuale politica filocinese non migliora la vita dei laotiani

Laos: dai mega-progetti cinesi ‘poco impiego e tanti debiti’

Inviato speciale Onu critica il governo: “Spunta caselle e migliora numeri, non le vite dei laotiani”. L'80% dei laotiani viva con meno di 2,5 dollari al giorno. Oltre il 20% dei bambini sono sottopeso, il 9% soffre di malnutrizione e un terzo è rachitico.




Vientiane (AsiaNews/Agenzie) – Gli imponenti progetti cinesi della Belt and Road Initiative (Bri) e le vaste concessioni per sfruttare terra e risorse generano pochi posti di lavoro e troppi debiti: l'attuale strategia del regime socialista laotiano favorisce un’élite facoltosa e aumenta le disuguaglianze economiche con le fasce più povere della popolazione. Lo afferma Philip Alston, inviato speciale delle Nazioni Unite (Onu) per povertà e diritti umani. Secondo l’esperto australiano, Vientiane dovrebbe concentrarsi meno su progetti finanziati da Pechino – come dighe e ferrovie – e devolvere maggiori risorse a bambini ed emarginati.

Alston ha rilasciato queste dichiarazioni due giorni fa, in una conferenza stampa video-trasmessa dalla capitale laotiana. Il funzionario Onu ha chiuso così una missione di 11 giorni (18-28 marzo) in diverse regioni del Paese. La visita ha toccato Vientiane e le province di Champasack, Xienkuang, Houaphanh e Attapeu, dove lo scorso anno è avvenuto il tragico crollo di una diga. Alston ha incontrato funzionari governativi di vari livelli, leader di villaggio, lavoratori, agricoltori e commercianti, per raccogliere informazioni sulla loro vita quotidiana.
Incastonato tra Thailandia, Cina, Myanmar e Cambogia, negli ultimi anni l'economia del piccolo Laos è cresciuta in modo rapido. I benefici di questa crescita non hanno però raggiunto tutta la popolazione, in gran parte ancora rurale. Si stima che l'80% dei laotiani viva con meno di 2,5 dollari Usa al giorno e sia a rischio di povertà. Pur riconoscendo i progressi economici del Paese, Alston critica il governo accusandolo di “limitarsi a spuntare caselle e migliorare i numeri, piuttosto che assicurare cambiamenti significativi alle vite dei laotiani”.
L’inviato speciale evidenzia che molti progetti per infrastrutture e piantagioni sottraggono terra ai residenti locali, forzando il loro reinsediamento. La maggior parte delle iniziative genera “pochi posti di lavoro e troppi debiti”, afferma. “Tali concessioni potenzialmente coprono qualcosa come il 40% del territorio nazionale e molte, se non la maggior parte, hanno prodotto pochissimi ritorni sul bilancio nazionale; entrate reali che possono essere spese per il benessere del popolo laotiano”.
Alston osserva che le donne del Laos sono in gran parte escluse dal processo decisionale e che le minoranze etniche – che costituiscono quasi la metà della popolazione – sono “gravemente private” di quasi tutte le misure di sviluppo, con redditi bassi e minore accesso all'istruzione e all'assistenza sanitaria. Oltre un quinto dei bambini laotiani sono sottopeso, il 9% soffre di malnutrizione “debilitante” o grave e un terzo è rachitico. Meno della metà è stato vaccinato. “Potreste non avere alcun interesse per i bambini, ma tutto quello che dovete sapere è che sono il futuro economico – conclude –. Non avrete una grande forza lavoro se quelle statistiche sono il vostro punto di partenza”.

(Tratto da www.asianews.it)

martedì 9 gennaio 2018

Dighe cinesi sul Mekong: niente pesci, comunità in ginocchio

CAMBOGIA-CINA

Lungo quasi 4.800 km, è la più grande riserva di pesca nell'entroterra e secondo solo all'Amazzonia per biodiversità. Circa 60 milioni di persone dipendono dal fiume. Costruite da Pechino sei barriere nel tratto superiore, altre 11 dighe sono in fase di progetto. Risentiti a valle gli effetti su ambiente ed economia. Phnom Penh (AsiaNews/Agenzie) – Le comunità che dipendono dal Mekong denunciano la drastica diminuzione del pesce e accusano le dighe cinesi, infrastrutture che rafforzano il controllo fisico e diplomatico di Pechino sui vicini del sud-est asiatico. Il Primo ministro cinese, Li Keqiang, è atteso domani a Phnom Penh per guidare un nuovo vertice regionale che potrebbe plasmare il futuro del fiume. Lungo quasi 4.800 km, esso è la più grande riserva di pesca nell'entroterra del mondo ed è secondo solo all'Amazzonia quanto a biodiversità. Il Mekong è fonte di sostentamento per circa 60 milioni di persone che vivono negli insediamenti lungo il suo corso, che dagli altipiani tibetani attraversa Myanmar, Laos, Thailandia, Cambogia e Vietnam, prima riversarsi nel Mar Cinese meridionale. Tuttavia, più a nord, è la Cina che controlla i flussi delle acque del Mekong. Pechino ha già conquistato il tratto superiore del fiume con sei dighe e sta investendo in più della metà delle 11 dighe pianificate più a sud. Le aziende hanno investito nell’impresa miliardi di dollari, ma finora non sono state in grado di effettuare valutazioni di impatto ambientale e sociale. Anche le imprese e le agenzie statali di Thailandia, Vietnam e Laos traggono vantaggio dai loro investimenti nei progetti idroelettrici. Interrompendo le migrazioni ed il flusso di nutrienti e sedimenti chiave per i pesci, i gruppi ambientalisti avvertono che le barriere rappresentano una grave minaccia per l’habitat naturale e per le comunità locali. Alcune di esse sono già state costrette ad abbandonare le proprie terre per consentire la costruzione delle dighe e molte altre sono a rischio di spostamento forzato a causa delle alluvioni. Con il controllo sulle sorgenti del fiume – note come Lancang – Pechino può arginare a monte la sua sezione del fiume, mentre gli impatti si fanno sentire a valle. Le autorità cinesi possono anche modulare i livelli delle acque, potente moneta di scambio mostrata nel 2016 quando la Cina ha aperto dighe sul suo suolo per aiutare il Vietnam a mitigare una grave siccità. La superpotenza regionale sta ora affermando la sua autorità attraverso il nascente forum della Cooperazione del Lancang-Mekong (Lmc), mentre compensa i suoi vicini del sud-est asiatico con investimenti e prestiti agevolati. All’incontro, che avrà luogo questa settimana in Cambogia, prenderanno parte i leader di tutti e sei i Paesi attraversati dal Mekong. Il ministero degli Esteri di Pechino pubblicizza il forum, che tratta anche questioni di sicurezza e commercio, come un modo per promuovere “prosperità economica, progresso sociale e un ambiente bellissimo”.
(Asia News, 9 gennaio 2018).