Studi Indocinesi

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mercoledì 27 marzo 2019

Il Theravada Tripitaka proposto come patrimonio dell'umanità

Sirisena propone all'Unesco il canone buddista come patrimonio dell’umanità

di Melani Manel Perera

Lo scorso gennaio il Theravada Tripitaka è stato decretato patrimonio nazionale. È il testo sacro del buddismo Theravada praticato nell’isola, oltre che in Myanmar, Thailandia, Cambogia e Laos. Presidente: “Così verrebbe preservato il buddismo puro e la continuità della religione per altre migliaia di anni”.




Colombo (AsiaNews) – Il presidente dello Sri Lanka Maithripala Sirisena ha proposto che l’Unesco dichiari un canone buddista “patrimonio dell’umanità”. Si tratta del Theravada Tripitaka, il testo sacro del buddismo praticato nell’isola [oltre che in Myanmar, Thailandia, Cambogia e Laos – ndr]. La richiesta è stata consegnata dallo stesso presidente delle mani di Hanaa Singer, coordinatrice residente delle Nazioni Unite, il 23 marzo scorso.

La cerimonia di consegna è avvenuta al Maha Maluwa (Grande terrazza) del tempio del Dente sacro (Temple of the Sacred Tooth Relic) a Kandy. La sua iniziativa è stata lodata dal gruppo buddista Maha Sangha.
Il 5 gennaio scorso il presidente Sirisena ha dichiarato patrimonio nazionale il canone Theravada. La cerimonia si è svolta nel tempio Aluviharaya di Matale. In quella stessa occasione egli aveva manifestato l’intenzione di proporre il pilastro del buddismo anche come patrimonio dell’umanità. Secondo lui, in questo modo verrebbe preservato il buddismo puro e la continuità della religione per altre migliaia di anni.
Il presidente ha affermato che se il testo venisse dichiarato patrimonio Unesco, il merito ricadrebbe sullo Sri Lanka. Alla sua popolazione spetta il compito di “proteggere, coltivare il Tripitaka – che include le predicazioni del Gautama Buddha – e preservarne la scrittura per il mondo”.
Sirisena ricorda che nel 1953 l’ex primo ministro birmano U Nu considerava il canone come “la più importante eredità del buddismo, e descriveva il modo in cui è stato tramandato nella memoria, prima di essere trascritto in Sri Lanka su foglie di ola [palma, ndr] e infine inciso sulla pietra”. Poi ha concluso: “Andremo avanti con la nostra proposta nonostante l’opposizione di qualcuno che ha interessi di parte”.

(articolo tratto da asianews.it)

giovedì 8 febbraio 2018

Buddhisti non allineati. A processo una famiglia Hoa Hao

VIETNAM - A processo una famiglia buddhista Hoa Hao. Si era riunita per pregare.

Osservavano l'anniversario della morte di un amico. La polizia ha fermato i componenti della setta ed ha confiscato motociclette e documenti di registrazione. L’arresto avvenuto dopo due mesi per mano di funzionari e civili non identificati. Hanoi (AsiaNews/Rfa) – Si svolgerà domani presso il tribunale distrettuale di An Phu, nella provincia sudoccidentale di An Giang, il processo dei quattro membri di una famiglia appartenente alla setta buddista Hoa Hao, non riconosciuta dal governo. L’accusa è quella di “aver disturbato l’ordine pubblico” durante un duro confronto con le autorità, avvenuto l’anno scorso nella loro casa. Bui Van Trung, il figlio Bui Van Tham, la figlia Bui Bich Tuyen e la moglie Le Thi Hen sono stati anche accusati di “aver ostacolato gli agenti in servizio” nell'incidente del 19 aprile 2017, che ha visto la polizia picchiare i fedeli che si erano riuniti nell’abitazione per pregare. Il giorno precedente, la polizia stradale, accompagnata da uomini non identificati in abiti civili, aveva fermato i buddisti Hoa Hao che si recavano a casa della famiglia Bui per osservare l'anniversario della morte di un amico ed ha confiscato le loro motociclette e i documenti di registrazione. “Alcune persone sono andate ad incontrare le autorità per riprendersi le proprie moto e sono state attaccate e picchiate da teppisti accorsi sul posto”, racconta Bui Bich Tuyen. Due mesi dopo, il 26 giugno 2017, Trung e suo figlio Bui Van Tham sono stati arrestati da funzionari della sicurezza e civili non identificati mentre tornavano da una visita in un comune vicino, prosegue la giovane. “Sulla via del ritorno, centinaia di persone li hanno assaliti e portati via senza mostrare un mandato per il loro arresto”, afferma. “Più tardi, mia madre Li Thi Hen ed io siamo stati convocate dalla polizia locale. Quando sono arrivata mi hanno consegnato un ordine governativo contenente l'accusa. Mia madre era malata, così le hanno portato il suo a casa”. Bui Van Trung e Nguyen Hoang Nam sono ora detenuti nel centro di detenzione del distretto di An Phu, mentre Tuyen e sua madre Le Thi Hen sono libere in attesa del processo. I buddisti Hoa Hao nella provincia di An Giang non obbediscono al Comitato della Chiesa Hoa Hao, approvato dal governo di Hanoi. La setta ha circa due milioni di seguaci in tutto il Paese, ma le autorità impongono severi controlli sui gruppi dissidenti che non seguono il ramo ufficiale. I gruppi per i diritti umani sostengono che le autorità di An Giang sono solite perseguitare i seguaci dei gruppi non approvati, proibendo la lettura pubblica degli scritti del fondatore della setta e scoraggiando i fedeli adoratori dal visitare le pagode.
(08/02/2018 Asia News)